sábado, 7 de junho de 2008

Degustação Harmonizada La Casa di Bacco



Caros Enoamigos,

No calendario de Junho 2008 da Casa de Vinhos L'Orangerie a La Casa di Bacco, fara uma degustacao harmonizada com 06 vinhos do nosso portifoglio.

Segue os detalhes do evento:

Dia 19 de Junho - Quinta-feira
VINHOS D.O.C.G - Toscana x Piemonte Os vinhos "top" das maiores regiões da Itália.
Degustação harmonizada com seis vinhos diferentes sao eles:

Roero Arneis DOCG 2005

Barolo DOCG 2001 Salvano

Barbaresco DOCG 2003 Salvano

Chianti Rufina DOCG 2003 Fattoria I Veroni

Chianti Classico DOCG 2002 Vecchie Terre di Montefili

Brunello di Montalcino DOCG 2000 Podere Brizio


Apresentadora: Simone Ferreira, gerente de vendas da Importadora La Casa di Bacco
Horário: 20h30min
Valor: R$ 75,00

Confirme logo a sua presença. Vagas limitadas.
Como de costume, aguardamos as suas confirmações por:
E-mail: Nedda Sobral - http://br.f584.mail.yahoo.com/ym/Compose?To=nedda@lorangerie.com.br
Telefones:
(21) 2205-5000
(21) 8167-4692
Pessoalmente na nossa loja na Rua General Glicério 364 Loja A
Laranjeiras- Rio de Janeiro

Enoabracos,

Simone Ferreira

sexta-feira, 6 de junho de 2008

Abbinamento Cibo- Vino-Parte I


Abbinamento Cibo - Vino

Aperitivi
Poiché sono spesso costituiti da cibi molto diversi fra loro, che possono variare dai frutti di mare al formaggio, gli unici vini in grado di reggere tutta questo ventaglio di sapori sono gli spumanti pregiati, il Metodo Classico, nella versione Pas Dosèe o Nature, quindi molto secchi. In caso di spumanti Millesimati, molto maturi, essi saranno in grado di reggere quasi tutte le portate successive del pranzo ad esclusione del dolce.
Antipasti
Con i frutti di mare e il pesce crudo sono ottimi gli Spumanti Brut o i vini bianchi giovani e freschi, con crostacei, aragoste, scampi e gamberi dal sapore leggermente dolce sono ottimi i vini aromatici; con preparazioni a base di pesce saporito, verdure e carni bianche si possono abbinare vini bianchi più intensi o maturi anche fermentati in botti di legno; con terrine di volatili o fois gras vanno bene vini abboccati da vendemmie tardive o vini passiti. Con gli antipasti all’italiana a base di salumi vari, si possono accompagnare i vini rosati delle diverse regioni. Con Canapès e sandwhiches vini bianchi abboccati, leggeri e freschi; con i patè vini bianchi morbidi, fruttati ed amabili; con i prosciutti vini bianchi rotondi, freschi; con i salumi cotti vino rosso secco, sapido, tannico, caldo; con i salumi stagionati vino rosato morbido, secco, leggero d’alcol e leggermente fruttato. Con i piatti a base di uova si dovrà valutare se il loro sapore è dominante: allora si serviranno vini bianchi secchi, morbidi; mentre piatti di uova e pesce o uova e verdura richiedono vini bianchi freschi, morbidi, poco alcolici; uova con aggiunta di carni o di insaccati trovano il loro ideale accompagnamento in vini rossi, secchi, morbidi.
Primi piatti
Di solito con le minestre in brodo non si abbina alcun tipo di vino, mentre con le paste e i risotti è necessario tener conto delle salse e dei condimenti, dunque saranno vini bianchi più o meno intensi, più o meno invecchiati per pesci o formaggi, vini rossi giovani con sughi a base di carne. La regola prevede che i vini che accompagnano i primi piatti debbano essere scelti considerando la portata successiva: non sarà servito vino rosso se dopo seguirà un piatto di pesce, d’altra parte non avrebbe senso proporre un primo con un robusto e saporito sugo di carne se dopo verrà servito un piatto di pesce.
Piatti di pesce
Le varietà di pesce sono tantissime e le proposte che la cucina offre per cucinarli sono infinite, dalla semplice lessatura o cottura a vapore, ai saporiti arrosti ai fragranti fritti. E allora gli abbinamenti anche potranno variare da un bianco delicato per i pesci in bianco a un vino di maggior struttura e intensità di fronte a fritti e arrosti; alcune preparazioni come zuppe e brodetti, e alcuni pesci particolarmente grassi si accompagnano bene a vini rossi giovani, fragranti, poco tannici.
Piatti di carne
Con le carni bianche, vitello, pollame, ben si sposano vini bianchi di buona struttura e maturità o vini rossi, di buona struttura ma piuttosto giovani; per quello che viene detto il pollame nobile, anatra, piccione, faraona, ecc., si consiglia l’abbinamento con vini rossi di buon corpo e grande bouquet; con arrosti o stufati di carni rosse e cacciagione è buona regola abbinare vini rossi nobili, di grande struttura anche invecchiati a lungo.
Funghi
Nelle preparazioni a crudo, come le insalate di ovoli o porcini, andranno bene vini bianchi tranquilli o frizzanti. Se accompagnati con carne con o senza formaggio, come nella ricetta della carne cruda all’albese, vini rosati leggermente più alcolici. Se sono cucinati in zuppe o creme richiedono vini bianchi morbidi, aromatici. Se usati per condire risotti o pastasciutte vini bianchi o rosati morbidi. Se trifolati in padella vini rossi o rosati. Se fritti vini rossi.
Verdure
Se costituiscono un piatto a sé, se sono cotte, bisognerà distinguere quelle che, come carote, patate, fave, piselli, hanno tendenza al dolce e allora richiedono un vino bianco, rosato o rosso, purchè secco, e quelle che, come cicoria, spinaci, verze, hanno tendenza all’amaro, richiedono un vino bianco o rosso leggermente morbido e non troppo secco.Le verdure preparate in ricette complesse, come peperoni ripieni, melanzane alla parmigiana, sformati con o senza fonduta seguono le medesime regole di abbinamento valide per i piatti di carne o di formaggio.
Formaggi
Nell’abbinamento vino – formaggio nessuno dei due sapori deve sopraffare l’altro, imporsi in maniera tale da cancellarne le caratteristiche, tanto da farlo dimenticare. Lo scopo non è di smorzare con un sorso di vino la delicata fragranza del “companatico”, ma di esaltarla, sottolinearla, farla assaporare in tutte le sue sfaccettature di sapori. Nei ristoranti la fonduta è sovente accompagnata da un buon Nebbiolo o da un Grignolino, mentre il grande Barolo fa da cavaliere al nobile Castelmagno. Ma non disdegnamo in situazioni più semplici, come la mensa famigliare, un buon bicchiere di fresco dolcetto o di barbera matura accanto ad una fetta di robiola o toma nostrana, a seconda dei gusti.Con i formaggi freschi, caprini e ovini, si abbinano bene vini bianchi di buona maturità; per i formaggi di media stagionatura si possono proporre vini rossi di media struttura non troppo maturi, mentre quelli a pasta dura stagionati a lungo richiedono vini rossi di buon corpo e maturità. Per tutti i formaggi erborinati e per quelli piccanti si può tentare un abbinamento che può sembrare azzardato per contrasto con i vini dolci, passiti e liquorosi, serviti ad una temperatura non troppo bassa.
Dessert
Con i dolci e le torte alla frutta e generalmente con tutti i prodotti da forno è consigliabile accompagnare vini leggeri, molto fruttati, come il Moscato d’Asti: in questo caso si ha la possibilità di bagnare a sufficienza il dolce senza ingerire troppo alcool; i dolci al cucchiaio, le creme, le mousse, le torte con ricotta, frutta secca o canditi pretendono vini più impegnativi come i dolci passiti, più o meno giovani, da uve bianche o rosse. Alcuni di essi se molto intensi e lungamente invecchiati diventano veri e propri vini da meditazione e potranno accompagnare piacevolmente le conversazioni di fine pasto in sostituzione dei liquori e dei distillati.Con il gelato non si accompagna nessun tipo di vino perché il freddo del gelato rende il palato insensibile.Con la frutta fresca andranno bene vini sia bianchi, sia rossi, dal profumo abbastanza intenso, mentre la frutta secca richiede vini bianchi profumati, eccezion fatta per le castagne che pretendono un vino rosso, giovane e fragrante.

Algumas considerações de Vinho- Comida. Informações retiradas da pagina Tigulliovino.
Enoabraços,
Simone Ferreira
LCB

terça-feira, 3 de junho de 2008

A uva

Formas e dimensões de uvas existentes na Viticultura
A uva e constituída de uma parte externa, a casca e de uma parte interna que compreende a polpa e a semente (caroço).

A casca constitue os 10-15% do cacho e é mais ou menos espessa dependendo da variedade (exemplo, e sotil na Dolcetto e grossa na Trebbiano toscano); contém o pigmento colorante e também substâncias aromáticas, elementos minerais e taninos.

A polpa é a parte mais abundante (80-85%) do cacho. E também a mais importante porque desta se tira o mosto cujo a fermentação produzirá o vinho (a contribuição da casca é de quase exclusivamente de substâncias colorantes uma pequena quantidade de tanino e substâncias aromáticas). A polpa é rica em açúcar sobretudo na parte intermediária e naquela periférica que contém também substâncias aromáticas e coloide, e pequenas quantidades de taninos, os ácidos e o sal se encontram especialmente na zona mais interna, perto do caroço.

As sementes ou caroços, contém tanino e óleo, são normalmente de 02 a 04 per uva.

O principal constituinte da uva e em todo caso, a água, presente até 70-85% e sobretudo esta na polpa.

Quando a uva começa assumir a própria coloração típica no inicio da assim chamada “invaiatura”, durante na qual acontece um gradual e constante aumento de açúcar na uva, com uma equivalente diminuição dos ácidos e taninos; este fenômeno continua ate a maduração.
Antes da completa maduração aparece na casca uma substancia “cerosa” branca, a “ pruina”, que protege as uvas de agentes externos e da umidade, e retem os micororganismos (levedura) transportadas pelo vento.
Como se pode ver no desenho, os açucares são concentrados na parte mais externa da polpa enquanto os acidos estão mais abundantemente na zona central envolta do caroço.

Tipos de cachos de uva
Os cachos maduros assumem formas caracteristicas para cada tipo de vinhedo. As formas acima são as quatro formas típicas dos cachos maduros.
Pelos formatos dos cachos se pode denominar o tipo de uva. Os cachos podem ser compactos, ou seja, com uvas muito perto das outras, como é a uva Barbera, ou menos "spargolo" ou seja com uvas distantes umas das outras, como na Freisa. A pirâmide alada como é a Nebbiolo, cilíndrica-pirâmide como a Grignolino, cônica com uvas em uma ou duas asas, como a Cortese.
Tipos de folhas

As folhas também são de formatos diversos dependendo do tipo de vinhedo.
Enoabraços,
Simone Ferreira
LCB


segunda-feira, 2 de junho de 2008

A Vendemmia


A Vendemmia,

A colheita da uva ou vendemmia, acontece quando o conteúdo de açùcar da uva está na quantidade tal para produção de um bom vinho com um determinado teor alcoólico. Todavia a escolha do momento mais oportuno para a colheita dos cachos não depende somente do percentual de açúcar na uva madura, mais no equilíbrio entre a quantidade de açúcar e aquela do ácido: a relação entre as duas quantidades é chamada de índice de maduração e é usado para decidir o momento mais apropriado para a vendemmia. O viticultor que conhece a própria uva sabe escolher o melhor momento para a colheita, seja mediante a prova; seja observando a cor da uva. Mais tal escolha empírica não é possível nas safras com decorrer climático desfavorável , ou seja com muita chuva principalmente no período do outono. Em todo caso, para julgar o grau de maduração da uva convem usar instrumentos científicos como o “mostimetro” e o “ rifrattometro”; se pode além disso obter um mais precisa determinação do percentual de açúcar mediante a analise química do mosto feita no laboratório. Geralmente se pode distinguir três períodos de vendemmia: agosto-setembro, setembro-outubro, outubro-novembro. Em uma mesma zona ou região existem segundo a variedade cultivada, períodos de vendemmia que acontecem do verão ao outono; em Piemonte por exemplo começa entre agosto e setembro com as uvas das videiras Pinot e Moscato, depois se vendemmia a Dolcetto e a Brachetto e se continua com a Barbera e Grignolino, ate terminar em outubro com a Nebbiolo.

Períodos da Vendemmia:

Agosto- Setembro
- neste período se colhe as uvas de maduração precoce (exemplo: Moscato), as uvas para produção de espumante seco ( ou seja não doce, ex: Pinot) e aquelas para a produção de alguns vinhos passitos (ex: Sherry)

Setembro- Outubro- e neste período que se colhe a maioria das uvas: Barbera, Grignolino, Sangiovese e etc.

Outubro-Novembro- se colhe neste período as uvas com maduração tardia (Nebbiolo, Raboso del Piave e etc).

A vendemmia tradicional acontece destacando os cachos com uma tesoura apropriada manualmente. Mais há alguns anos começou a difundir-se onde e possível o uso de colheita mecânica. Em 1980 eram operadas na Franca 1500 maquinas para a colheita; ocorre recordar que a colheita mecanizada encontra muita dificuldade de difusão nas videiras italianas, seja pela prevalência de videiras colinares muitas das vezes em terrenos íngremes.

O transporte da uva até a cantina acontece por meio de cesta nas costas, cestas de mão, caixas de madeira ou plástico, fazendo em modo que a uva não tenha muita pressão porque em tal caso haveria um inicio de fermentação indesiderada e nociva para o futuro vinho. As uvas em bom estado devem ser colhidas e vinificadas separadamente das outras em mal estado, para obter um vinho de boa qualidade das uvas melhores; e dos outros cachos poderá produzir um vinho de qualidade, mais um vinho de mesa.

As datas das vendemmias para os vinhos melhores, com denominação de Origem Controlada e Garantida (D.O.C.G.), são estabelecidas anualmente das Instituições interessadas. Para todos os vinhos D.O.C. e D.O.C.G. são determinadas pela lei as quantidades máximas por hectare, a garantia e segurança da qualidade.

Enoabraços,
Simone Ferreira
LCB

sábado, 31 de maio de 2008

Consorzio Tutela Brunello di Montalcino


Il Consorzio

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcinoè nato nel 1967 all'indomani del riconoscimento dellaD.O.C., come libera associazione fra i produttori,intenzionati a tutelare il loro vino il cui prestigiosempe più andava affermandosi. Il Consorzio del VinoBrunello di Montalcino ha rappresentato in questi anni unostrumento di scrupolosa e responsabile autodisciplina, inoltreha sollecitato un coagulo fra aziende vecchie e nuove, piccole e grandi, così che le consolidate e sagge abitudini sono diventate una comune strategia per il successo qualitativo.

Brunello di Montalcino

Il Brunello di Montalcino è un vino visivamente limpido, brillante, di colore granato vivace. Ha profumo intenso, persistente, ampio ed etereo. Si riconoscono sentori di sottobosco, legno aromatico, piccoli frutti, leggera vaniglia e confettura composita.Al gusto il vino ha corpo elegante ed armonico, nerbo e razza, è asciutto con lunga persistenza aromatica.Per le sue caratteristiche, il Brunello di Montalcino sopporta lunghi invecchiamenti, migliorando nel tempo. Difficile dire quanti anni questo vino migliora in bottiglia. Ciò dipende infatti dall'annata. Si va da un minimo di 10 anni fino a 30, ma può essere conservato anche più a lungo.Naturalmente va conservato nel modo giusto: in una cantina fresca, ma soprattutto a temperatura costante, buia, senza rumori e odori; le bottiglie tenute coricate.

Abbinamenti con il BRUNELLO DI MONTALCINO
L'eleganza e il corpo armonico del vino permettono abbinamenti con piatti molto strutturati e compositi quali le carni rosse, la selvaggina da penna e da pelo, eventualmente accompagnate da funghi e tartufi.Il Brunello è inoltre vino da abbinamento ottimale con formaggi: tome stagionate, Parmigiano reggiano, pecorino toscano. Trova anche abbinamento ottimale con piatti della cucina internazionale a base di carni o con salse strutturate.Il Brunello, per le sue caratteristiche, é godibile anche quale vino da meditazione. Il vino Brunello di Montalcino deve essere servito in bicchieri di cristallo dalla forma ampia, panciuta, al fine di poterne cogliere il bouquet composito ed armonioso.Il vino dovrà essere servito ad una temperatura di circa 18°C-20°C. Per il vino molto invecchiato è consigliabile la decantazione in caraffa di cristallo, al fine di meglio ossigenarlo e di proporlo nella sua totale purezza.

Evoluzione commerciale del BRUNELLO DI MONTALCINO
Il Brunello di Montalcino è così famoso che, si dice, abbia allietato molte mense importanti.Il Brunello di Montalcino, pressoché sconosciuto al di fuori della zona di produzione e di una ristretta cerchia di intenditori sino alla metà degli anni '60, è divenuto sempre più conosciuto nel decennio successivo sino a diventare, forse, il più quotato vino italiano di qualità.Per comprendere questo successo, si ricorda che dell'annata 1975 furono imbottigliate circa 800.000 bottiglie da circa 25 aziende, mentre nell'annata 1995 ne sono state imbottigliate circa 3.500.000 da circa 120 aziende.Questi numeri fanno anche comprendere la preziosità di questo vino, ricercato per le tavole più raffinate sparse in tutto il mondo. Le ragioni del fenomeno vanno ricercate nelle obiettive qualità organolettiche del vino, nella rotondità ed armonia del gusto , negli intensi profumi e nelle grandi possibilità di evoluzione con l'invecchiamento.Il Brunello di Montalcino non è un fenomeno solo italiano, ma soprattutto mondiale. Non esiste paese, dove vengano consumati vini di qualità, in cui questo vino non sia presente.Diremmo anzi che il Brunello di Montalcino è la punta di diamante che, penetrando in tutti i mercati, contribuisce ad elevare l'immagine del vino italiano.Bisogna infine rilevare che il suo gusto armonioso e aristocratico ha conquistato, all'estero, non solo i tradizionali conoscitori dei vini italiani, ma anche i palati non abituati ai nostri vini.

Disciplinare di produzione del BRUNELLO DI MONTALCINO
Ritenuta una delle maggiori espressioni dell'enologia italiana, il Brunello di Montalcino è prodotto esclusivamente con uva Sangiovese (denominato a Montalcino, "Brunello") secondo le norme di un severo disciplinare che, oltre a fissare limiti di resa ad ettaro, periodo di invecchiamento, caratteristiche del prodotto, stabilisce che prima della commercializzazione, il vino sia sottoposto all'esame di un'apposita commissione per il riconoscimento dei requisiti di particolare pregio onde fregiarsi della DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA E GARANTITA (D.P.R. 1/7/1980 e successive modificazioni).

- Zona di produzione: Comune di Montalcino
-
Vitigno: Sangiovese (denominato, a Montalcino, "Brunello")
- Resa massima dell'uva: 80 quintali per ettaro
- Resa dell'uva in vino: 68%- Affinamento in legno obbligatorio: 2 anni in rovere
- Affinamento in bottiglia obbligatorio: 4 mesi (6 mesi per il tipo Riserva)
- Colore: rosso rubino intenso tendente al granato per l'invecchiamento
- Odore: profumo caratteristico ed intenso
- Sapore: asciutto, caldo, un po' tannico, robusto ed armonico
- Gradazione alcolica minima: 12,5% Vol.
- Acidità totale minima: 5 g/lt
- Estratto secco netto minimo: 24 g/lt
- Imbottigliamento: può essere effettuato solo nella zona di produzione
- Immissione al consumo: dopo 5 anni dall'anno della vendemmia (6 anni per il tipo Riserva)
- Confezionamento: il Brunello di Montalcino può essere posto in commercio solo se confezionato in bottiglie di forma bordolese.

Grappolo di Uve Sangiovese

Storia di Montalcino e dei suoi vini

Come un'isola nel cuore della Toscana il colle di Montalcino offre a chi arriva salendo dalle valli che lo circondano il sapore di una conquista progressiva, dell'approdo felice.Forse per la posizione geografica, lontano dalle affollate arterie di comunicazione o forse per la purezza dell'aria che pervade un panorama ancora intatto e selvaggio, davvero la visita a Montalcino può rivelarsi ricca di suggestioni coinvolgendoti in quel magico rapporto tra uomo e natura, che qui ha la rarità di essere assolutamente spontaneo. Da sempre dedita al lavoro del bosco e dei campi, la gente di questa città conobbe momenti di giustificata gloria durante la lotta per le libertà comunali nel XVI secolo, resistendo lungamente agli assedi francesi e spagnoli.Ma certamente, l'immagine migliore, Montalcino, la rivela proprio grazie al dono più prezioso della sua terra, dura e generosa insieme: il vino. Già apprezzata nei secoli passati, la produzione enologica era anche qui rimasta fedele ai canoni ormai affermati nella tradizione toscana.Fu solo verso la fine del secolo scorso che iniziarono i primi esperimenti tesi a valorizzare, esaltandole, le caratteristiche di una materia prima e di un ambiente senz'altro particolari.Nacque così il Brunello ed ancora oggi nasce come frutto di tenace passione, con amore custodito durante gli anni di affinamento in cantina prima di presentarsi al mondo che ha imparato, a sua volta, ad amarlo, fine e principio di una leggenda che ogni bottiglia rinnova.

Uve Sangiovese

Il territorio di Montalcino: clima, suolo e posizione dei vigneti

La zona di produzione coincide con il territorio comunale di Montalcino.Distribuite su di esso secondo la migliore tradizione viticola dell'ambiente e mirabilmente inserite nella bellezza del paesaggio, le aziende di Montalcino offrono l'opportunità di piacevoli itinerari enoturistici. Passando per i borghi caratteristici e fitte macchie boschive si scopriranno i vigneti ben curati, le cantine perfettamente attrezzate ed ordinate: segreti, questi, ed orgoglio di ogni fattoria, dalla più piccola a quella più grande.Il comune di Montalcino si trova a 40 Km in direzione sud da Siena. Il territorio delimitato dalle valli dell'Orcia, dell'Asso e dell'Ombrone assume una forma quasi circolare con un diametro di 16 Km e con una superficie di 24.000 ettari.L'economia è prevalentemente agricola e, in quest'ambito, la vite occupa una piccola parte della superficie che è così suddivisa: per il 50% coperta da bosco e incolti; il 10% da oliveto, l'8% da vigneto di cui poco più della metà sono iscritti all'albo del vino Brunello di Montalcino, la rimanente parte a seminativo, pascoli ed altre colture.La collina di Montalcino, essendosi formata in ere geologiche diverse, presenta caratteristiche del suolo estremamente mutevoli per costituzione e struttura, per cui è difficile fare generalizzazioni di una certa ampiezza. Le zone più basse sono costituite da terreni originatasi per trasporto di detriti con strato attivo profondo, del quaternario, abbastanza sciolti. Salendo, il terreno si arricchisce di scheletro mentre lo strato attivo si riduce essendo suoli formatisi dalla decomposizione di rocce originarie, in particolare galestro ed alberese. I terreni sono mediamente argillosi, ricchi di calcare, frammisti ad ampie zone tufacee, tendenzialmente magri. Sono presenti, inoltre , terreni derivati da stratificazioni tipiche del senese destinati esclusivamente alla cerealicoltura. Il clima è tipicamente mediterraneo con precipitazioni concentrate nei mesi primaverili e tardo autunnali (media annuale 700 mm.). In inverno, al di sopra dei 400 metri non sono rare le nevicate. La vicinanza del Monte Amiata (altezza m.1740) in zona sud-est, crea una protezione naturale contro il verificarsi di eventi di particolare intensità quali nubifragi o grandinate. La fascia di media collina dove è concentrata la maggior parte delle aziende vitivinicole, non è interessata da nebbie , gelate o brinate tardive che si possono verificare nelle zone vallive, mentre la frequente presenza di vento garantisce le condizioni migliori per lo stato sanitario delle piante. Il clima prevalentemente mite e con un elevato numero di giornate serene durante l'intera fase vegetativa, assicura una maturazione graduale e completa dei grappoli. La presenza sul territorio di versanti con orientamenti diversi, la marcata modulazione delle colline e lo scarto altimetrico tra zone vallive e il territorio più alto (Poggio Civitella), determina dei microambienti climatici molto diversi tra di loro, malgrado, talvolta, l'estrema vicinanza delle zone. La forma di allevamento più diffusa nella vigna di Montalcino è il cordone speronato, ottenuto mediante potatura corta (a 2 gemme) di un numero variabile di cornetti a ceppo. L'altra forma in uso per il Brunello di Montalcino è quella dell'archetto (Guyot modificato) che affida ad un unico tralcio, potato con 6-10 gemme, la responsabilità della futura vegetazione.

Enoabracos,
Simone Ferreira
LCB

Consorzio Tutela del Gavi

DISCIPLINARE Dl PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA E GARANTITA "GAVI" O "CORTESE DI GAVI"

Art. 1.
La denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi", già riconosciuta come denominazione di origine controllata con decreto del Presidente della Repubblica 26 giugno 1974, è riservata ai vini bianchi che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione. Tali vini sono i seguenti:
"Gavi" o "Cortese di Gavi" tranquillo;"Gavi" o "Cortese di Gavi" frizzante;"Gavi" o "Cortese di Gavi" spumante.

Art. 2.
La denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" con la specificazione "tranquillo", "frizzante", "spumante" è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti, presenti in ambito aziendale, composti dal solo vitigno Cortese.
Art. 3.
La zona di produzione delle uve che possono essere destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi", di cui all'art. 1, è così delimitata: partendo dall'estremo punto nord, corrispondente con l'incrocio fra la strada provinciale Novi Ligure-Gavi e la via Egidio Raggio dell'abitato di Novi Ligure la linea di delimitazione segue la via Egidio Raggio sino all'incrocio con la strada statale n. 35-bis. Seguendo la strada statale n. 35-bis verso Serravalle Scrivia attraversa l'abitato Serravalle Scrivia sino al bivio con la provinciale Gavi- Serravalle Scrivia, quindi percorrendo detta strada provinciale raggiunge la galleria nei pressi della cascina Grilla. Dalla galleria in località cascina Grilla, il comprensorio è delimitato dallo spartiacque sino al limite dei confini tra i comuni di Gavi e Arquata Scrivia. Quindi la linea di delimitazione segue i confini esterni dei comuni di Gavi, Carrosio, Bosio, Parodi e S. Cristoforo, includendo nella zona di produzione l'intero territorio di detti comuni. Seguendo il confine tra i comuni di S. Cristoforo e Castelletto d'Orba, la linea di delimitazione attraversa la strada provinciale S. Cristoforo-Capriata d'Orba, sino a raggiungere il confine di Capriata d'Orba. Segue quindi il confine tra i comuni di Capriata d'Orba e Castelletto d'Orba ad incontrare nuovamente la strada provinciale S. Cristoforo-Capriata d'Orba. Percorrendo detta strada la linea di delimitazione raggiunge il bivio per Francavilla Bisio e proseguendo per la strada Capriata d'Orba-Francavilla raggiunge l'abitato di Francavilla Bisio. Segue un breve tratto della strada Francavilla Bisio-Basaluzzo sino al bivio con la strada per Pasturana in località Madonnetta. Segue detta strada, verso Pasturana, fino al ponte sul Rio Riasco; segue il corso di detto Rio, verso monte, sino a raggiungere il ponte sulla strada Tassarolo-Novi Ligure. Percorre quindi la strada Tassarolo-Novi Ligure sino al bivio con la strada Gavi-Novi Ligure e successivamente detta strada sino all'incrocio con la via Egidio Raggio nell'abitato di Novi Ligure.

Art. 4.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione di vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" devono essere quelle tradizionali della zona, e comunque atte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità. Sono pertanto da considerare idonei unicamente i vigneti collinari di giacitura ed orientamento adatti ed i cui terreni siano di natura calcarea-argillosa-marnosa, con esclusione delle giaciture pianeggianti ed umide di fondovalle. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed il sistema di potatura nei nuovi impianti devono essere quelli tradizionali, e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino. I nuovi impianti ed i reimpianti dovranno avere un numero di ceppi per ettaro non inferiore a 3.300. La resa massima di uva per ettaro dei vigneti, in coltura specializzata, destinati alla produzione dei vini di cui all'art. I non deve essere superiore a 9,5 tonnellate. Fermo restando il limite massimo sopra indicato, la produzione massima per ettaro in coltura promiscua deve essere calcolata in rapporto all'effettiva superficie coperta dalla vite. Nelle annate favorevoli i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione dei vini a d.o.c.g. "Gavi" o "Cortese di Gavi" devono essere riportati nel limite di cui sopra, fermo restando il limite resa uva-vino per i quantitativi di cui al comma successivo, purchè la produzione globale non superi del 20% il limite medesimo; oltre tale valore decade il diritto alla denominazione di origine controllata e garantita per tutto il prodotto. La resa massima dell'uva in vino finito non deve essere superiore al 70%. Qualora superi questo limite ma non il 75%, l'eccedenza non ha diritto alla d.o.c.g. Oltre il 75% decade il diritto alla d.o.c.g. per tutto il prodotto. La Regione Piemonte, sentito il parere degli interessati, con proprio decreto, può modificare di anno in anno, prima della vendemmia, il limite massimo di produzione delle uve per ettaro per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" inferiore a quello fissato dal presente disciplinare, ai sensi della legge n. 164/1992, dandone comunicazione immediata al Ministero per le politiche agricole - Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini. Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 9,50% vol. per le tipologie tranquillo e frizzante, e di 9,00% vol. per la tipologia spumante. Le partite di uve destinate alla spumantizzazione dovranno costituire oggetto di separata registrazione e denuncia.

Art. 5.
Le operazioni di vinificazione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" devono essere effettuate nell'interno della zona di produzione delimitata dall'art. 3. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti, atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche.

Art. 6.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Tipologia: tranquilloaspetto: limpido;colore: paglierino più o meno intenso;odore: caratteristico, delicato;sapore: asciutto, gradevole, di gusto fresco ed armonico;titolo alcolometrico volumico totale minimo:10,50% vol.;acidità totale minima: 5,0 g/l;estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.Tipologia frizzanteaspetto: limpido;colore: paglierino più o meno tenue;odore: fine, delicato, caratteristico;sapore: asciutto, gradevole, di gusto fresco ed armonico;titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% voI.;acidità totale minima: 5,0 g/l;estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.Tipologia spumanteaspetto: limpido;colore: paglierino più o meno tenue;spuma: fine e persistente;odore: fine, delicato, caratteristico;sapore: armonico, pieno, asciutto. gradevole;titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;acidità totale minima: 5,0 g/l;estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.
E' facoltà del Ministero per le politiche agricole - Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini - modificare con proprio decreto, per i vini di cui al presente disciplinare, i limiti minimi sopra indicati per l'acidità totale e l'estratto secco netto. In relazione all'eventuale conservazione in recipienti di legno, il sapore del vino "Gavi" o "Cortese di Gavi", nella tipologia "Tranquillo", può rivelare lieve sentore di legno.

Art. 7.
Nella presentazione e designazione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi "extra", "fine", "scelto", "selezionato", e similari. E' consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l'acquirente. E' consentito l'uso di indicazioni geografiche e toponomastiche aggiuntive che facciano riferimento a comuni, frazioni, fattorie, zone e località, dalle quali effettivamente provengono le uve da cui i vini così qualificati sono stati ottenuti, purchè nel rispetto delle normative vigenti in materia. E' consentito l'uso di indicazioni toponomastiche aggiuntive che facciano riferimento alle "vigne" dalle quali effettivamente provengano le uve da cui il vino così qualificato è stato esclusivamente ottenuto, a condizione che tali vigne siano indicate ed evidenziate separatamente all'atto della denuncia all'albo dei vigneti e che le uve da esse provenienti ed i vini da esse separatamente ed unicamente ottenuti siano distintamente indicate e caricati rispettivamente nella denuncia annuale di produzione delle uve e nei registri obbligatori di cantina. In sede di designazione, la indicazione del comune deve figurare in etichetta e negli imballaggi al di sotto della dicitura "denominazione di origine controllata e garantita", riportando esclusivamente la dicitura "del comune di …"purchè il vino sia prodotto nel Comune indicato. E' obbligatorio riportare in etichetta l'indicazione dell'annata di produzione delle uve per i vini d.o.c.g. "Gavi" o "Cortese di Gavi" nelle tipologie "tranquillo", "frizzante" e "spumante" elaborato con metodo Charmat. Per il vino a d.o.c.g. "Gavi" o "Cortese di Gavi" spumante deve essere indicata in etichetta l'annata di sboccatura, mentre resta facoltativa l'indicazione del millesimo riferito alla vendemmia.

Art. 8.
L'aumento del titolo alcolometrico volumico del mosto o del vino nuovo ancora in fermentazione, destinato a produrre vini a d.o.c.g. "Gavi" o "Cortese dl Gavi" deve essere ottenuto mediante mosto di uve concentrato ottenuto dalle uve di vigneti della varietà Cortese prodotte nella zona di cui all'art. 3, iscritti all'albo dei vigneti della denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi", o con mosto concentrato rettificato.


Salvano Srl- Vino Gavi 2005
Storia di un nobile vitigno piemontese: il Gavi docg
La vocazione vitivinicola del gaviese ha certamente origini molto antiche: il primo documento che testimonia tale realtà risale al 3 giugno 1072 ed è conservato nell'Archivio di Stato di Genova. Vi si parla della cessione in affitto da parte del vescovo di Genova a due cittadini gaviesi di vigne e castagneti in località Meirana. Il ritrovamento di introiti del 1373 riferiti alla destinazione di vino delle castellanie di Parodi e Tagliolo al mercato genovese, suggerisce come il vino prodotto nel Basso Piemonte abbia un mercato tutt'altro che trascurabile già in epoca medievale.Il primo riferimento specifico al vitigno Cortese si riscontra nelle lettere scritte dal fattore del castello di Montaldeo al marchese Doria, nel 1659 e nel 1688, dove si parla di impiantamenti di "viti tutte di cortese, qualche fermentino, nebbioli dolci ( varietà a bacca nera )". Successivamente, nel 1799 il conte Nuvolone cita il cortese nella forma dialettale corteis.Nel 1876 il marchese Cambiaso, proprietario delle tenute Centuriona e Toledana, crea i primi impiantamenti specializzati a cortese di grandi dimensioni e il suo esempio viene seguito in breve tempo dalle famiglie Raggio, Serra, Sartorio e Spinola. E' l'inizio dell'era moderna del Gavi che può vantare il primo trattato ampelografico già a partire dal 1870, quando Demaria e Leardi stendono una descrizione accurata del Cortese. Lo definiscono, tra l'altro, particolarmente adatto alla spumantizzazione, grazie soprattutto all'opera dell'enologo francese Luigi Oudard ( curatore delle cantine del conte di Cavour a Grinzane) che per primo utilizzò il Cortese per i suoi spumanti.Nella stessa epoca il Cortese varca i limiti dei confini nazionali, raggiungendo i mercati di Germania, Svizzera e Sud America, mentre nella vicina Francia viene inserito nelle Mille Varietés de Vignes a opera del Pulliat nel 1888. Il prestigio crescente di questo vitigno in Italia e all'estero fa aumentare la produzione di vino, permettendogli di assumere un peso sempre maggiore nell'economia locale.Nei primi anni del Novecento la minaccia della filossera ( temibile malattia della vite , oggi ormai debellata) imponendo un rinnovamento pressoché totale dei vigneti europei, determina, paradossalmente, una considerevole crescita della produzione di Cortese. In tale circostanza, infatti, molti viticoltori gaviesi, costretti a reimpiantare le vigne, destinano uno spazio sempre maggiore al Cortese.Nel 1974 il "Gavi o Cortese di Gavi" si fregia della DOC e a partire dal 1998 della DOCG, un riconoscimento che permetterà di consolidarne il prestigio internazionale e, soprattutto, di migliorare - attraverso rese più basse (ovvero una minor produzione di uva per ettaro) - la qualità di questo nobile vino piemontese.Il disciplinare delimita la zona di produzione a circa 1.100 ettari compresi in 11 comuni: singolare l'analogia numerica con i paesi del Barolo, il grande rosso piemontese di cui il Gavi è considerato l'omologo tra i bianchi. Il luogo comune secondo cui il Gavi sarebbe un vino da bere esclusivamente giovane è ormai smentito dai fatti: degustazioni di Gavi di cinque, dieci e più anni dimostrano che risulta perfettamente conservato e anzi organoletticamente impreziosito dal lungo affinamento.Ciò nonostante esiste una lunga schiera di Gavi che fanno della freschezza il loro punto di forza, non disgiunta peraltro da buona struttura ed equilibrio. Il vitigno Cortese si trova infatti a suo agio in tipologie diverse tra loro: fermo o spumante, giovane o maturo, affinato in legno o in acciaio.Puntare sulla qualità e sul radicamento in un territorio unico per bellezza, tradizioni e cultura è la sfida dei produttori del Gavi al mercato globale.
Tratto da "Le Vie del Gavi " Autori: Maurizio Fava, Gigi Gallareto Slow Food Editore 1998

Grappoli di Uve Cortese

CICLO BIOLOGICO DELLA VITE E DEL CORTESE
La fenologia è la branca dell' ecologia che studia i rapporti tra i fattori climatici e la manifestazione stagionale di alcuni fenomeni della vita vegetale. La vite ripete ogni anno un ciclo vegetativo costante le cui fasi fenologiche partono dal "pianto", che è la manifestazione della nuova attività delle radici, e proseguono con il germogliamento, lo sviluppo fogliare, l'emissione dell'infiorescenza, la fioritura, lo sviluppo dei frutti, la maturazione degli acini e la raccolta, per finire con la senescenza, e l'inizio della stasi vegetativa. Si definisce "pianto", il liquido che esce dalle ferite di potatura della vite in primavera, ad indicare che le radici hanno una forte attività, condizionata dall'aumento della temperatura del suolo, dovuto alla maggiore insolazione ( a partire da 11° C ). Invece la schiusura delle gemme si ha, secondo diversi autori, a temperature variabili dai 7° ai 13°, e la rapidità del germogliamento aumenta progressivamente con temperature costanti sino a 18°. Una fase fenologica importante è la fioritura, tra la prima e seconda decade di giugno, che coincide con la piena attività della vegetazione. L'andamento del clima in questa fase è determinante per lo sviluppo futuro della vite, che risulta fortemente influenzato dalle temperature, dalla pioggia che può rallentare la fase fenologica danneggiando il polline, e dai trattamenti antiparassitari. Tra la fine del mese di giugno e l'inizio di luglio, si riscontra l'allegagione, ossia la trasformazione di alcuni fiori in piccoli frutticini, mentre gli altri abortiscono e cadono (la "colatura", è fenomeno abbastanza normale entro certe percentuali). Successivamente, la crescita del frutto è dovuta ad una moltiplicazione cellulare molto intensa, e la fotosintesi da parte delle bacche è sufficiente al loro sviluppo; dopo di ché la crescita della bacca si arresta quando il seme raggiunge la sua massima dimensione e si rileva un aumento progressivo del contenuto di zuccheri (glucosio e fruttosio) con relativa riduzione degli acidi (siamo arrivati alla fase della maturazione). Prima della vendemmia si riscontra la maturazione dei tralci che si colorano perdendo acqua e assumendo consistenza legnosa: questa fase viene definita "agostamento", in riferimento al mese in cui essa si compie. Infine, dopo la raccolta delle uve, inizia la fase di caduta foglie che si può protrarre sino a novembre inoltrato, in relazione all'intensità del freddo; a conclusione di questo stadio la vite si accinge al riposo invernale prima della ripresa primaverile.

Elenco delle principali fasi fenologiche e periodo medio del vitigno cortes
Gemma dormiente-Inverno sino a fine marzo

Gemma cotonosa-Metà aprile-Dal 1 al 15/4
Abbozzo fogliare-Fine aprile-Dal 15 al 30/4

Foglie distese-Prima decade di maggio-Dal 1 al 10/5

Da grappoli visibili a grappoli separati-Seconda metà di maggio-Dal 15 al 30/5

Bottoni fiorali separati-Prima settimana di giugno-Dal 1 al 5/6

Fioritura-Intorno alla metà di giugno-Dall'8 al 18/6

Da allegagione a prechiusura grappolo-Dalla fine di giugno, sino alla 2° decade di luglio-Dal 20/6 al 20/7

Da chiusura ad invaiatura-Da fine luglio alla 1° decade di agosto-Dal 20/7 al 10 /8

Maturazione-Dalla 2° decade di agosto a metà settebre (vendemmia)-Dal 15/8 al 18/9

Le epoche fenologiche indicate, sono situazioni medie, in quanto possono essere leggermente variabili in funzione delle caratteristiche meteo dell'annata e del tipo di vigneto in osservazione (esposizione, età, tipo di conduzione ..) .
Davide Ferrarese - Responsabile Tecnico del Consorzio

Enoabracos,
Simone Ferreira
LCB

Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero



Salvano Srl- Barolo 2001
Barolo
E’ il grande vino italiano per eccellenza, ottenuto da uve nebbiolo. Nasce nel cuore delle colline di Langa, a ridosso della città di Alba: magnifico anfiteatro di colline ordinate da distese geometriche di vigneti, che in autunno, complice la luce del sole al tramonto, si accendono di meravigliosi colori, quali nemmeno la tavolozza di un pittore impressionista saprebbe imitare sulla tela. 11 Comuni che si inseguono in un magico itinerario di colline, cesellate dall’opera assidua dei venti e disegnate dalla mano esperta dell’uomo. Paesi che hanno tutti una storia antica da raccontare, paesi che suscitano emozioni autentiche in chi le sa cogliere da una pietra, da un castello, da una cascina, da un fiore...
Fu il vino della marchesa Giulia Colbert Falletti, signora di Barolo e delle sue terre, del Conte Camillo Benso di Cavour, sindaco per anni di Grinzane, ebbe il grande onore di comparire sulle mense di casa Savoia .
Significativo a questo punto l’episodio delle trecento e più carrà di vino, una per ogni giorno dell’anno, che a Torino passarono per Via Roma per raggiungere Palazzo Reale, immaginatevi lo stupore e la curiosità della gente che soleva passeggiare già allora sotto i portici e sostare tranquillamente nei caffè, che la marchesa Giulia aveva inviato all’allora re Carlo Alberto, su sua espressa richiesta, curioso di assaggiare gli eccellenti vini che si producevano in quelle terre . Carlo Alberto ne fu così entusiasta che acquistò il castello di Verduno con annesse terre, le tenute di Pollenzo e Santa Vittoria d’Alba.
E ‘ il vino che sa creare l’atmosfera delle grandi occasioni Vendemmia dopo vendemmia riesce a dare il meglio di sé, confermando classe e finezza, eleganza e qualità superiori. Stupisce per la grande varietà di sfumature e di profumi che fanno di ogni annata un evento unico ed irripetibile.
Senza ombra di dubbio non si tratta di un vino facile, ma di un complesso di sensazioni olfattive e gustative, ogni volta diverso, nell’ immensa gamma di sfumature che porta con sé. Vino di grande struttura che affascina ogni volta in maniera diversa, in grado di destare emozioni sempre nuove, sempre diverse.

Di fronte a un calice di Barolo il cuore si riscalda e la mente si apre, andando col pensiero alle colline di Langa, trapunte di borghi antichi e di fieri castelli Terra dove il vitigno e l’ambiente sono uniti in un connubio eccezionale, che trova la sua massima esaltazione grazie al lavoro attento e all’esperienza dell’uomo maturata in due secoli di storia.

IL DISCIPLINARE IN SINTESI
Riconoscimento della D.O.C.: D.P.R. del 23 Aprile 1966 Riconoscimento della D.O.C.G.: D.P.R. del 1 Luglio 1980
Vitigno: Nebbiolo al 100% nelle sottovarietà “Michet” “Lampia” “Rosè” Zona di produzione: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba per l’intero territorio comunale, La Morra, Novello, Monforte d’Alba, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Roddi e Cherasco per una parte. Produzione massima per ettaro: 80 quintali per 52 ettolitri di vino pari a 6.933 bottiglie di vino da 75 cl. Invecchiamento minimo per legge: 3 anni a partire dal 1° Gennaio successivo alla raccolta delle uve, di cui 2 in botti di legno di castagno o di rovere. E’ un vino che per le sue caratteristiche ben si appresta ad un affinamento prolungato. La specificazione “Riserva” può essere riportata in etichetta solo dopo 5 anni di conservazione in cantina, calcolati sempre a partire dal 1° Gennaio successivo alla raccolta delle uve.
Gradazione alcolica minima: 13 gradi Acidità totale minima: 5 per mille Estratto secco minimo: 23 g/litro
Il vino Barolo sottoposto a un periodo di affinamento di almeno cinque anni può fregiarsi della specificazione aggiuntiva di “riserva”. Partendo da vino Barolo docg si può ottenere il Barolo Chinato, grazie all’aggiunta di alcool e di un infuso di erbe aromatiche con netta prevalenza di china.

LE CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE
Colore: rosso granato vivace in cui traspaiono sfumature rubino che con il passare degli anni tendono verso l’aranciato.
Profumo: presenta un bouquet composito ed etereo di eccezionale ricchezza, armonia e completezza. Gradevole ed intenso fa pensare ai profumi tipici della Langa in cui nasce, al tartufo bianco, ai funghi secchi. Il frutto fresco dei primi mesi spazia, durante l’evoluzione successiva, nell’universo delle spezie. Pertanto la violetta, la rosa, la liquirizia, e la fragranza degli altri frutti appena colti, tipo la ciliegia aprono l’avventura nel regno esotico delle spezie, dove si assommano sentori di vaniglia, di cannella e di pepe verde.
Sapore: gradevolmente asciutto e completo, robusto ed armonico. In bocca si rivela caldo, austero, lungamente persistente; svela stoffa vellutata e nerbo netto; ha razza piena, carattere e straordinaria aristocrazia, concludendo con sentori di liquirizia. Una calda sinfonia di sapori e sensazioni che dona al consumatore attento soddisfazione e piacere.

Tratto da: v AAVV., Atlante delle etichette del Barolo, edizione a cura dell’Associazione Vignaioli Piemontesi, Camera di Commercio di Cuneo, giugno 2000. v Albo Vigneti, pubblicazione della Camera di Commercio di Cuneo.
Salvano Srl- Barbaresco 2003
Barbaresco

IL DISCIPLINARE IN SINTESI
Riconoscimento della D.O.C.: D.P.R. del 23 Aprile 1966Riconoscimento della D.O.C.G.: D.P.R. del 3 ottobre 1980

Vitigno: Nebbiolo al 100% nelle sottovarietà “Michet” “Lampia” “Rosè”Zona di produzione: Barbaresco, Neive, Treiso e parte di San Rocco Seno d’Elvio, frazione di Alba.Produzione massima consentita: 80 quintali ad ettaro di vigna specializzata, corrispondenti a 52 ettolitri e a 6933 bottiglie di vino da 75 cl.
Invecchiamento minimo: 2 anni a partire dal 1° Gennaio successivo alla raccolta delle uve, di cui uno in botte di castagno o di rovere. La specificazione “Riserva” può essere riportata in etichetta solo dopo 4 anni di conservazione in cantina, calcolati a partire dal 1° Gennaio successivo alla raccolta delle uve.
Gradazione alcolica minima: 12,5 gradi Acidità minima: 5,00 per mille Estratto secco minimo: 23g/litro

LE CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE
Colore: rosso granato vivo in cui traspaiono sfumature rubino, che con il passare degli anni tendono verso l’aranciato. Profumo: fine ed elegante, presenta un bouquet composito ed etereo in cui spicca un’eccezionale armonia e completezza. Il frutto fresco dei primi mesi spazia, durante la sua evoluzione successiva, nell’universo delle spezie. Pertanto alla violetta, alla rosa canina, al geranio, spesso alla mela e alla ciliegia si assommano sentori di vaniglia, di cannella, di pepe verde, di confettura di frutta, addirittura ai fiori e alle foglie secche del sottobosco. Sapore: asciutto, pieno, carezzevole, di gentile robustezza, austero ma vellutato, armonico, morbido, svela stoffa continua, razza, carattere e straordinaria aristocrazia, piacevolmente equilibrato, giustamente tannico lascia un retrogusto delicatamente amarognolo.

Tratto da: v AAVV., Atlante delle etichette del Barbaresco, edizione a cura dell’Associazione Vignaioli Piemontesi, Camera di Commercio di Cuneo, giugno 1999 v Albo Vigneti, Pubblicazione a cura della Camera di Commercio di Cuneo.
Salvano Srl- Roero Arneis 2005
Roero Arneis

IL DISCIPLINARE IN SINTESI
Riconoscimento della D.O.C. : D.P.R. del 31 gennaio 1989
Vitigno: Arneis Zona di produzione: l’intero territorio amministrativo dei comuni di Canale, Corneliano, Piobesi d’Alba, Vezza d’Alba e parte dei territori dei Comuni di: Baldissero d’Alba, Castagnito, Castellinaldo, Govone, Guarene, Magliano Alfieri, Montà d’Alba, Montaldo Roero, Monteu Roero, Monticello d’Alba, Pocapaglia, Priocca, Santa Vittoria d’Alba, Santo Stefano Roero, Sommariva Perno. Produzione massima per ettaro: 100 quintali per ettaro Invecchiamento minimo per legge: non previsto, è vino comunque da bersi giovane Gradazione alcolica minima complessiva: 10,5° Acidità totale minima: 5 per mille Estratto secco minimo: 15 g/litro
LE CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE
Colore: giallo paglierino con riflessi verdolini o dorati a seconda dello stile del produttore. Profumo: ha bouquet fresco, tenue e delicato, sottile ed elegante, invitante nei sentori tipici di ginestra e camomilla, ben armonizzati con sensazioni di frutta, in particolare la pesca e a volte il melone.
Sapore: secco, asciutto, senza cedimenti, di buona eleganza, piacevolmente secco con vena acidula fresca e persistente, gradevolmente amarognolo, erbaceo. Retrogusto leggermente mandorlato.
Tratto da: v Albo vigneti, pubblicazione a cura della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Cuneo. v AAVV., Atlante delle etichette del Nebbiolo d’Alba e del Roero, edito a cura dell’Associazione Vignaioli Piemontesi, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Cuneo, giugno 2001.

Grappolo Uva Arneis

Grappoli Uva Nebbiolo

Enoabracos,
Simone Ferreira
LCB